leggenda di Donna Canfora

Dalla spiaggia di Torre Ruffa ha origine il racconto popolare di Donna Canfora, nobile e ricca, molto bella, che fu catturata dai Saraceni. Quando si trovò sulla nave dei musulmani, dopo aver dato un saluto alla sua costa, alla terra natale ed agli amici che agitavano le braccia sulla spiaggia in un gesto disperato, si gettò risolutamente in mare gridando: "Le donne di questa terra preferiscono la morte al disonore". Donna Canfora scomparve fra le onde, ma da quel giorno le acque del mare, in quel punto, diventarono di un azzurro cangiante come le sfumature del colore del velo che la donna di Ricadi portava. Quando l'eco, che si genera dall'infrangersi dell'onda sulla battigia, si propaga nelle campagne adiacenti, i contadini raccontano ai loro figli questa leggenda e dicono che quel fragore non è altro che il lamento con cui la bella donna rapita saluta ogni notte la sua casa e la sua terra.

Le origini del nome

Gli antichi conobbero il promontorio di Capo Vaticano e lo segnalarono sulle loro carte col nome di "Taurianum Promontorium", nome che, in epoca romana, fu cambiato in "Promontorio Vaticano". Vaticano deriva da 'Vaticinium' termine latino che indica oracolo, responso. La tradizione vuole che, nell'antichità, sul promontorio vi fosse un oracolo cui i naviganti, che discendevano la costa tirrenica, si rivolgevano prima di affrontare i vortici di Scilla e Cariddi. Proprio qui infatti è nata la leggenda della profetessa Manto: la profetessa dimorava in una grotta fra le rupi del Capo, di fronte allo scoglio che da Lei prese il nome; Mantineo, infatti, deriva dal greco 'Manteuo' che significa: 'do responsi', ad essa i naviganti portavano doni ed in cambio ricevevano il responso.

Anticamente il "Capo" era un posto sacro conosciuto in tutta la Magna Grecia, poiché lì sacerdoti e indovini scrutavano il futuro. Nel corso dei secoli le antiche civiltà vi lasciarono tracce delle loro
Manifestazioni artistiche, culturali e scientifiche.
I numerosi avanzi archeologici venuti alla luce nelle varie campagne di scavi parlano della preistoria, di Fenici, di Cartaginesi, di Greci, di Roma ovviamente, di Bizantini e Normanni, di Saraceni che batterono la costa razziando e bruciando quello che non portavano via, di Angioini e di Aragonesi e infine di Francesi. Molti reperti archeologici si trovano nei musei di Vibo Valentia, di Nicotera, di Reggio Calabria.
Fenici, Cartaginesi e Greci mercanteggiarono i loro prodotti con le popolazioni locali sulle spiagge di Santa Maria, Torre Ruffa e Grotticelle

Torri:
Nel secolo XVI Don Pedro di Toledo, viceré di Napoli, fece erigere nel territorio del Regno le torri di avvistamento lungo le coste, in tutto 366. Alla custodia delle torri erano addetti i Torrieri che avevano il compito di segnalare con fuochi e spari agli abitanti del posto e alla torre successiva che dal mare stavano giungendo i pirati e bisognava impedirne l'approdo con le armi.
Alla custodia delle torri erano addetti anche i Cavallari che percorrevano le spiagge con il compito di avvistare le navi dei corsari e subito avvertire i Torrieri e si spandeva il panico al grido di "All'armi! all'armi! la campana sona li turchi su arrivati alla marina ....".
Ne sono rimaste solo tre, nel territorio di Ricadi: Torre Marrana, Torre Ruffa e Torre Balì.
Originariamente erano cinque: Torre Marrana, Torre S. Maria, Torre Marino, Torre Ruffa e Torre Balì in S. Domenica di Ricadi dove abitava il comandante di tutte le torri vicine e dove vi era al bisogno l'occorrente per organizzare la difesa e dare l’allarme con lingue di fuoco di notte e con una colonna di fumo di giorno.
Alcune di queste torri hanno forma cilindrica, altre tronco-conica e sono situate a circa tre chilometri di distanza l'una dall'altra.
Torre Marrana: sorge quasi due chilometri all’interno, in posizione isolata sopra l’abitato di Brivadi. La torre, costruita nel 14°secolo, ha tutte le caratteristiche delle torri di vedetta antiche, è cilindrica.

Santi e Chiese
Il parroco di Ricadi cura il culto della Chiesa di S. Maria Lauretana.
La festa di “Galilea” viene preparata da una serie di piccoli pellegrinaggi dai paesi vicini durante il tempo di Quaresima. Tutte le domeniche d’estate vi si celebra la messa. Ogni anno il 15 agosto si svolge la processione sul mare.
Nel periodo bizantino a partire dal sec. VIII fece il suo ingresso in Calabria il monachesimo orientale ed in breve tempo la regione pullulò di luoghi eremitici e monasteri. I monaci, detti comunemente basiliani, vennero in queste contrade portando icone e reliquie, nonché la devozione verso i Santi orientali. I santi venerati nel comprensorio Vaticano sono quasi tutti di origine orientale.
In epoca moderna (sec. XVI) un convento di Agostiniani fu eretto nel territorio di Ricadi tra Brivadi e Orsigliadi, dedicato ai Santi Filippo e Giacomo
Sulla spiaggia di Santa Maria sorge un piccolo
santuario dedicato a S. Maria Lauretana.
Il luogo di culto risale al sec. XVI, ma l'attuale
struttura è stata edificata all'inizio del sec. XIX,
con i materiali che i ricadesi hanno ricavato
dalla distruzione di una fortificazione che i francesi
dominazione (1804 -1814). A questo santuario tutta la
popolazione di Ricadi e dei paesi circonvicini si reca
lunedì di Pasqua per celebrare la "Galilea".

Ricadi e i suoi villaggi fino al 1806 furono Casali di Tropea, nello stesso anno acquistarono l'indipendenza per decreto del generale francese F. Championnet che includeva Ricadi nel Mandamento di Tropea. Infine con il decreto 4 maggio 1811, che istituiva i comuni e i circondari compresero Ricadi tra i primi, attribuendogli le frazioni di Brivadi, Ciaramiti, Orsigliadi, S. Nicolò, Brattirò, S. Domenica, mantenendolo nella giurisdizione di Tropea.
Negli anni successivi la Calabria tornava ai Borboni e venne riordinata in tre province: Calabria Ulteriore con capoluogo Cosenza, Calabria Ulteriore Prima con capoluogo Reggio Calabria e Calabria Citeriore Seconda con capoluogo Catanzaro. Al Comune di Ricadi, assegnato alla Calabria Ulteriore Seconda, distretto di Monteleone(Vibo Valentia),Mandamento di Tropea, fu tolta la frazione di Brattirò che venne assegnata al Comune di Drapia, e gli furono invece attribuite le frazioni di Barbalaconi e Lampazzone.

 

Sul torrente della Ruffa nel 1889 fu costruito il ponte ferroviario “Napoli - Reggio Calabria”, alto 112 m con una doppia serie di arcate: la prima a 4 luci di m 10.64; la seconda a 8 luci di m 12. Si conserva nella chiesa di San Nicolò un cimelio dorato che le maestranze (i sannicolesi che lavoravano alla realizzazione dell’opera) offrirono al santo protettore S. Nicolò in segno di ringraziamento. L’opera fu inaugurata dal sindaco di Ricadi insieme ad altre autorità nel 1890.

 

 

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